Siamo Figli della Luce: La Via Verso l’Invisibile

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In questa intervista, padre Guidalberto Bormolini invita a riscoprire la meditazione come necessità vitale per contrastare la frenesia del mondo moderno. L’autore suggerisce di volgere lo sguardo dall’esteriorità verso una sorgente interiore di luce, superando l’attrazione per le gratificazioni effimere attraverso una disciplina spirituale più stabile e profonda.

padre Guidalberto Bormolini – immagine da frame video Fraternità di Romena

Il dialogo affronta anche il tema della morte, criticando la tendenza della società consumistica a ignorare il mistero del fine vita invece di prepararsi a questo passaggio fondamentale. Bormolini sottolinea l’importanza di vivere pienamente prima del decesso, aspirando a diventare specchi limpidi capaci di riflettere una luminosità divina che trascende l’individuo. Infine, il religioso descrive la sua affinità elettiva con l’artista Simone Cristicchi, accomunati da una ricerca coraggiosa e da una profonda sensibilità verso l’ignoto.

Se non hai tempo, medita il doppio: L’arte di essere specchi nel caos della vita moderna

1. Introduzione: Il Paradosso della Fretta

Viviamo immersi in una vertigine costante, un’epoca in cui la velocità non è più uno strumento, ma una tirannia. Non si tratta solo di agende sature o notifiche incessanti; stiamo assistendo a una vera e propria frammentazione dell’anima, uno stato di dispersione in cui l’individuo si sente perennemente “fuori tempo”, esiliato dal proprio centro. In questa frenesia che atomizza l’esperienza umana, la figura di Guidalberto Bormolini si staglia come un ponte necessario tra la sapienza dei mistici antichi e le lacerazioni della contemporaneità. Monaco e saggista, Bormolini ci sfida a ribaltare i dogmi dell’efficienza per riscoprire una verità dimenticata: la soluzione al caos non è correre più forte, ma ritrovare la trasparenza necessaria per riflettere una luce che non ci appartiene, ma che ci abita.

2. Il Paradosso del Tempo: Se non hai 30 minuti, fanne 60

Nella nostra mentalità utilitaristica, il silenzio e la meditazione sono spesso relegati a “hobby” o lussi da concedersi solo dopo aver smaltito la lista dei doveri. Bormolini scardina questa logica citando un celebre aneddoto legato a San Francesco di Sales. Un imprenditore del tempo, travolto dagli affari e visibilmente affannato, confessò al Santo la propria impossibilità di dedicare alla meditazione anche solo la mezz’ora pattuita. La replica di Francesco di Sales è un paradosso che contiene una lucidità terapeutica:

“Va bene tranquillo… E allora mi dica la soluzione è semplice fanne un’ora.”

Questa provocazione nasconde una verità metafisica: se la tua vita è così frammentata da non permetterti mezz’ora di raccoglimento, significa che la tua anima ha bisogno del doppio del tempo per ricomporsi. La meditazione non può essere un “compitino” da incastrare tra una mail e l’altra; deve essere percepita come una necessità vitale, come il respiro o il nutrimento. Senza questa priorità ontologica, lo spirito soccombe all’urgenza del contingente.

3. Siamo Specchi, non la Sorgente: Il Vero Senso dell’Umiltà

Bormolini ci invita a recuperare lo sguardo degli antichi, che vedevano nel sole non solo un corpo celeste, ma la rappresentazione visibile del divino. Tutto ciò che esiste nasce dalla luce e ha il compito di riemetterla. Qui si inserisce il concetto di umiltà, troppo spesso confuso con una forma di auto-svalutazione. Al contrario, l’umiltà è la massima espressione della trasparenza interiore.

Citando il Vangelo, Bormolini ricorda che “Siamo figli della luce”: questo non ci autorizza all’orgoglio, ma ci chiama a una responsabilità. Non dobbiamo compiere lo sforzo titanico di “creare” la luce — un’ambizione dell’ego che porta solo all’esaurimento — ma dobbiamo preoccuparci di essere conduttori. Il nostro compito è tornare alla “Sorgente” di noi stessi, quel punto interiore dove vita e forza hanno origine.

“Noi dobbiamo cercare di essere come uno specchio ben terso perché la gente ha bisogno di luce vera non della fioca luce delle nostre piccole umanità.”

L’ascesi non è dunque una punizione, ma l’atto di pulire costantemente la superficie del nostro specchio interiore, affinché la “tensione trascendente” possa attraversarci senza ostacoli. L’umiltà è riconoscere che la luce è meravigliosa, ma non è nostra; noi siamo solo il luogo del suo riflesso.

4. La Trappola dell’Immediato vs. La Stabilità del Bene

Perché, nonostante la nostra natura luminosa, siamo così magneticamente attratti dall’oscurità e dal rumore delle passioni? Bormolini offre un’analisi psicologica e spirituale profonda: il male è attraente perché simula la vitalità.

  • Le Passioni e l’Oscurità: Offrono una gratificazione istantanea, un’eccitazione che regala la “sensazione di esserci”. È una vitalità effimera che però lascia dietro di sé un vuoto desolante. È lo spartiacque del consumismo applicato allo spirito: tutto e subito, ma senza sostanza.
  • La Via Ascetica e Contemplativa: Si muove in direzione opposta. Richiede una fatica iniziale, un’attesa che spaventa l’uomo moderno abituato all’immediato. Tuttavia, il risultato è quello che Bormolini definisce un “dono robusto”.

Oggi confondiamo l’agitazione con la vita. La stabilità del bene appare meno seducente nell’immediato perché non fa rumore, ma è l’unica dimensione capace di nutrire le radici dell’umano, offrendo una pienezza che non svanisce al termine dell’emozione.

5. La Grande Occasione: Essere Vivi Prima di Morire

Attraverso il suo impegno negli hospice con il progetto “Tutto è Vita”, Bormolini riporta al centro del discorso pubblico il tema della morte, oggi rimosso come un tabù osceno. Eppure, la civiltà umana sorge proprio quando l’uomo inizia a costruire un rapporto con i defunti, decidendo di accompagnarli “nell’oltre”. Strapparsi da queste radici significa perdere il senso del sacro.

La grande occasione della vita non è speculare su ciò che accadrà dopo il trapasso, ma risvegliarsi ora. La morte non è un nemico che arriva alla fine, ma un orizzonte che dà significato al presente.

“Non è tanto porsi il problema se ci sarà la vita dopo la morte ma piuttosto porci il problema se siamo vivi prima di morire.”

Essere “vivi prima di morire” significa aver preparato il proprio specchio interiore per il passaggio finale, garantendo che la qualità della nostra presenza non sia stata erosa dall’indifferenza o dalla superficialità.

6. Conclusione: Oltre i Binari Tracciati

La ricerca spirituale di Bormolini, così come la ricerca artistica di Simone Cristicchi, nasce da una profonda “curiosità per il mistero” e dal coraggio di uscire dai binari tracciati dalle convenzioni sociali e dalle logiche di mercato. La loro amicizia testimonia che esiste una sintonia possibile tra chi cerca la verità nell’invisibile e chi la traduce in bellezza.

Per uscire dalla frenesia moderna non servono nuove tecniche di gestione del tempo, ma un cambio di postura esistenziale: il passaggio dall’esteriore all’interiore. Solo così possiamo sperare di non essere semplici ingranaggi di una macchina accelerata.

L’invito finale di questa riflessione è un richiamo alla nostra responsabilità verso la luce:

Sei un riflesso opaco della tua frenesia o uno specchio terso per la luce che ti attraversa?

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