Spesso, quando pensiamo ai santi, cadiamo in una sorta di “sguardo pagano”. Come gli abitanti di Listra che, vedendo Paolo e Barnaba operare miracoli, li scambiarono per gli dei Zeus ed Hermes, anche noi rischiamo di divinizzare queste figure, staccandole dalla terra e cancellandone l’umanità. Ma il grido dei santi è lo stesso di Paolo: “Anche noi siamo esseri umani mortali come voi”.
Ascolta la catechesi di don Luigi Maria Epicoco tenuta nella 𝐁𝐚𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐗𝐈𝐈 𝐀𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨𝐥𝐢 a 𝐑𝐎𝐌𝐀 il 3 maggio 2026.
La festa dei santi apostoli Filippo e Giacomo ci riporta proprio a questa verità: la santità non è una questione di “superpoteri”, ma di amicizia con Gesù. Non sempre la santità coincide con la visibilità; esiste una santità preziosa che si gioca nelle retrovie, nel nascondimento, proprio come il lievito nella pasta o il sale nella pietanza.
Filippo, originario di Betsaida, non viene scelto tra i migliori studenti delle scuole rabbiniche, ma tra la gente comune. In lui scopriamo un tratto fondamentale della fede: non è un fatto intimistico o privato. Non appena incontra Cristo, Filippo sente il bisogno di coinvolgere l’amico Natanaele.
La sua strategia di evangelizzazione è disarmante nella sua semplicità: “Vieni e vedi”. Filippo ci ricorda che:
Filippo è anche l’uomo dei calcoli umani. Davanti alla moltiplicazione dei pani, ragiona matematicamente: “200 denari non bastano”. Egli incarna la nostra tendenza allo scoraggiamento quando vediamo la sproporzione tra le nostre forze e le sfide della vita. Eppure, la sua santità sta proprio nell’essersi lasciato “resettare” da Gesù, imparando che Dio può compiere l’impossibile oltre ogni nostro calcolo.
Giacomo, il “fratello del Signore” (ovvero cugino), ci offre una prospettiva diversa. Se Filippo incontra Gesù nella vita pubblica, Giacomo è cresciuto con Lui. Lo ha conosciuto nella bottega, alla fontana, nelle passeggiate: ha conosciuto Dio nella quotidianità più assoluta.
Questa sua lunga consuetudine con Gesù lo ha reso l’uomo più affidabile della prima comunità cristiana, tanto da diventarne il primo vescovo a Gerusalemme. Giacomo ci insegna:
In un mondo che cerca costantemente la vetrina, Filippo e Giacomo ci ricordano che ciò che regge un edificio è spesso ciò che non si vede: il fondamento. Essere santi significa provare a esserlo ogni giorno, lasciandosi convertire dalla mentalità del Vangelo.
Oggi festeggiamo due uomini mortali che, afferrati da Cristo, sono diventati basamento per la Chiesa. La loro vita ci dice che c’è speranza anche per noi: la santità è possibile anche nelle nostre fragilità e nei nostri dubbi quotidiani.
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