Nel contesto del 48° Corso di Aggiornamento Biblico-Teologico, organizzato dallo Studium Biblicum Franciscanum a Gerusalemme, il Prof. S. Salvatori ha tenuto una conferenza incentrata su un argomento “molto delicato e discusso”: Paolo, l’annuncio del Vangelo e il destino di Israele nella lettera ai Romani. Il tema affronta la continuità tra Antico e Nuovo Testamento, tra l’Antica e la Nuova Alleanza, e di conseguenza, tra l’Antico Popolo dell’Alleanza e il popolo della Nuova Alleanza.
Attingendo alla sua profonda preparazione nelle Sacre Scritture – essendo Paolo stesso un Israelita, circonciso all’età di 8 giorni, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei, Fariseo per quanto riguarda la legge e irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge – il professore ha illustrato come Paolo dimostri, partendo dalla fedeltà di Dio all’alleanza, che Dio non ha ripudiato il suo popolo.
La conferenza si è proposta di rispondere a due domande fondamentali:
Il Vangelo rivelato da Dio a Paolo possiede due centri fondamentali: Cristo quale unico salvatore del mondo e la portata universale del Vangelo, che supera i confini di Israele. Paolo è noto come l’apostolo delle genti, pur avendo predicato Gesù Messia anche nelle sinagoghe. Questi due elementi costituiscono una risposta preliminare alle domande poste: Cristo è l’unica via di salvezza e questa salvezza è per tutti.
Nella sua opera di evangelizzazione, Paolo fonda comunità che presentano elementi distintivi sia rispetto al culto pagano sia a quello sinagogale. Nelle sue lettere (con particolare riferimento alle sette lettere autoriali), Paolo offre definizioni pregnanti dei credenti e della comunità. I credenti sono chiamati “santi”, “chiamati da Dio”, “amati”, “discendenti di Abramo in forza della fede”, “scelti da Dio”. Un titolo considerato tra i più alti è “figli di Dio”. La comunità è definita ecclesia, intesa non come luogo fisico, ma come la comunità dei credenti, una “comunità familiare” o l’insieme di diverse comunità unite attorno a Cristo. Queste definizioni evidenziano lo speciale rapporto tra Dio e i credenti basato sulla fede in Cristo. La prospettiva paolina è squisitamente teologica, muovendo dalle scelte di Dio rivelate per mezzo di Cristo, senza istituire confronti tra gruppi umani come credenti ed Ebrei. Si considera sempre il punto di vista di Dio nei confronti sia di Israele sia dei credenti in Cristo, poiché Dio è l’unico Dio, origine unica della vocazione sia di Israele che dei credenti.
Paolo impiega anche altri titoli ecclesiologici per definire la comunità cristiana, che indicano la relazione tra Dio che chiama e sceglie, i credenti che accolgono il Vangelo, Cristo fondamento della fede, e lo Spirito che permette ai credenti di partecipare alla vita di Cristo. Tra questi titoli figurano:
Queste immagini servono a illustrare la relazione tra credenti, Dio, Cristo e lo Spirito. Tuttavia, la categoria “popolo di Dio” è differente perché tocca necessariamente la relazione tra le comunità paoline e Israele. Nelle Scritture, “popolo di Dio” o “mio popolo” è una categoria che riguarda tipicamente Israele.
Paolo utilizza il titolo laos (popolo) riferito ai credenti in due passaggi nelle lettere autoriali: 2 Corinzi 6 e Romani 9:24-26. È importante notare che in entrambi i casi il termine si trova all’interno di citazioni scritturistiche; non è Paolo a usarlo direttamente, ma lo fa “dire” alla Scrittura. Inoltre, il termine laos non sembra essere il tema centrale che Paolo vuole sviluppare, ma è funzionale ad altre categorie (come l’essere tempio o figli di Dio). Sebbene non si possa dire che Paolo non parli mai della Chiesa come popolo di Dio, lo fa in modo particolare. Paolo non sviluppa l’ecclesiologia di questo tema perché preferisce attribuire la categoria di “popolo” a Israele. Ad esempio, in Romani 11:1, quando Paolo chiede “Dio ha forse abbandonato il suo popolo?”, è chiaro che si riferisce a Israele. Paolo non vuole confondere con lo stesso termine due realtà distinte.
La seconda domanda cruciale riguarda la scelta di Dio per Israele se i credenti sono scelti e benedetti. Paolo affronta questo tema nell’ultima parte argomentativa della lettera ai Romani (capitoli 9, 10 e 11). Qui è in gioco la fedeltà di Dio. Se Dio ora benedice i credenti come suoi figli, ha forse cambiato idea o non è fedele alle sue promesse fatte a Israele? La risposta di Paolo a questa domanda è fondamentale per l’integrità del suo annuncio evangelico. Non si tratta di un confronto su chi sia “più bravo” tra Giudei e cristiani, ma della fedeltà di Dio.
La domanda centrale è: qual è la situazione di Israele, in particolare di coloro che rifiutano il Vangelo in nome della legge di Dio al tempo presente? Dio è venuto meno alla sua parola verso Israele? Il professore ha contrastato l’idea di una “Radical New Perspective” che postula due vie di salvezza (una dalla legge per Israele, una dalla fede in Cristo per i pagani), definendola una visione ideologica non supportata da quanto Paolo dice realmente.
Nei capitoli 9-11 di Romani, vi sono tre sviluppi principali:
Le conclusioni delineate dal professore sono chiare e concise:
La presentazione, sebbene sintetica, ha offerto spunti importanti per comprendere il complesso ma cruciale pensiero paolino sul Vangelo, Israele e la Chiesa nella Lettera ai Romani.
Questa breve infografica educativa è pensata per insegnare ai bambini di sette o otto anni…
In questo intenso commento al Vangelo secondo Matteo, Enzo Bianchi riflette sul profondo significato della…
In questa intervista, padre Guidalberto Bormolini invita a riscoprire la meditazione come necessità vitale per…
In questo incontro, Don Luigi Maria Epicoco propone una visione antropologica della lontananza, superando la…
Non sei chi pensi di essere: La rivoluzione interiore della Consacrazione a Maria In questo…
Introduzione: Il Rischio di Diventare Ciechi Hai mai fatto caso a come l'abitudine sia una…