Don Luigi Maria Epicoco – L’Adorazione: L’Esistenza Come Relazione Profonda
“Io sono il pane di vita”. L’esistenza come perpetua adorazione” di Don Luigi Maria Epicoco. Incontro tenuto presso la Cattedrale di Fermo il 10 dicembre 2023.
Il commento di don Luigi esamina profondamente il concetto di adorazione nel cristianesimo, andando oltre la mera pratica devozionale. Spiega come l’intera esperienza di Gesù sia intrisa di relazioni umane, sottolineando che Dio si manifesta nella normalità e nella quotidianità della vita, non solo in eventi eclatanti o miracoli.
Don Luigi utilizza l’esempio di Giovanni, il discepolo amato, per illustrare l’intimità dell’adorazione, che si manifesta nel riconoscere la presenza di Dio in ogni cosa. Inoltre, il testo evidenzia il ruolo della liturgia nel rendere attuali gli eventi della vita di Cristo e di come l’adorazione ci renda consapevoli di questa presenza continua. Infine, si conclude che l’adorazione ci porta a comprendere che tutto è grazia, permettendoci di vedere il divino anche nelle difficoltà e di sentirci “preferiti” da Dio, trasformando così la nostra vita e la nostra percezione del mondo.
Dopo il video, potrai leggere un riassunto dei vari punti trattati.
Don Luigi Maria Epicoco esplora il tema dell’adorazione, presentandola non come un semplice devozionalismo, ma come un aspetto essenziale e trasformativo della vita cristiana, prendendo come guida la figura di Giovanni, il discepolo amato.
Ecco i punti chiave:
Gesù e le Relazioni Umane: L’intera esperienza di Gesù è contenuta nelle relazioni umane. Il Verbo si è fatto carne e ha abitato in mezzo a noi scegliendo la dinamica delle relazioni come luogo in cui Dio si manifesta. Per comprendere Gesù, dobbiamo guardare alle relazioni intorno a lui, anche quelle con i suoi “nemici”. Personaggi come Maria, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta, Giovanni Battista, Erode, i pastori e i magi ci aiutano a entrare più profondamente nel mistero dell’Incarnazione.
Giovanni, il Discepolo Amato, come Modello di Adorazione: Giovanni è presentato come la persona più adatta per insegnare l’intimità dell’adorazione. La sua relazione con Gesù era così profonda da permettergli di poggiare il capo sul petto di Gesù durante l’Ultima Cena e di rimanere ai piedi della croce quando tutti gli altri fuggivano. L’adorazione dovrebbe essere immaginata come questo gesto di profonda intimità.
Il Cristianesimo come Esperienza Concreta: Il cristianesimo non è un sentimento o una vaga credenza, né un semplice insieme di valori o una morale. È un’esperienza concreta, un “fatto” che si può vedere, udire e toccare, come afferma Giovanni nella sua prima lettera (“Quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita”). Finché il cristianesimo non diventa un fatto tangibile, non è un cristianesimo che “salva la vita”.
Dio Nascosto nella Normalità: Gesù, per la stragrande maggioranza della sua vita (30 anni su 33), ha vissuto nella normalità e nel nascondimento a Nazaret, non cercando l’attenzione o le cose eclatanti. Questo insegna che Dio è nascosto nella nostra quotidianità, nelle cose normali e feriali. La vita spirituale ci educa a riscoprire il valore delle cose ordinarie, rinunciando alla dipendenza dai “segni” o dalle esperienze eclatanti.
Il “Segreto Messianico” e il Riconoscimento nella Croce: Gesù non voleva essere riconosciuto attraverso i miracoli (il cosiddetto “segreto messianico” nel Vangelo di Marco) perché i miracoli possono condurre fuori strada e il riconoscimento basato solo su di essi è superficiale. Il vero riconoscimento di Gesù come Figlio di Dio avviene nel momento più drammatico e inatteso: la sua morte in croce, come esclamò il centurione romano. Questo significa che avere fede implica credere anche quando tutto sembra dire il contrario, nel buio e nella sofferenza.
L’Adorazione come Sguardo e Mentalità Nuova: Adorare significa entrare nello “sguardo” e nella “mentalità” di Gesù, una dinamica dello Spirito che porta a dare meno importanza alle cose eclatanti e più a quelle normali e quotidiane. L’adorazione ci educa a guardare la vita da un altro punto di vista, trasformando la nostra capacità di riconoscere Dio non solo nei miracoli ma anche nelle sconfitte, nella croce, nella sofferenza e nell’ingiustizia.
Liturgia e Attualizzazione del Mistero: La liturgia è lo strumento attraverso cui i credenti diventano “contemporanei” degli eventi della vita di Gesù (nascita, predicazione, miracoli, morte, resurrezione, Pentecoste). La liturgia rende attuale ciò che è accaduto nel passato, usando sempre il tempo presente (“Oggi Gesù è nato”, “Oggi Cristo è risorto”).
Adorazione come Consapevolezza Continua della Presenza di Cristo: L’adorazione è un prolungamento dell’azione liturgica, che ci rende consapevoli della reale presenza di Cristo. Inizialmente, questa consapevolezza può partire dall’Eucaristia (“quel pezzo di pane…è il corpo di Cristo”) e poi estendersi a tutta la vita, permettendo di intuire la presenza di Dio in ogni cosa, dal tramonto al volto di una persona. Tutto è stato fatto “per mezzo di Lui e in vista di Lui”, portando a un profondo rispetto e compassione per ogni aspetto del creato, incluso il “demonio” secondo alcuni teologi ortodossi. Questo cambia il modo in cui una persona vive, amando e cercando la bellezza, custodendo e sentendosi responsabile per ogni cosa. L’esempio di San Francesco che abbraccia il lebbroso, vedendo Cristo dietro la malattia, illustra questo frutto dell’adorazione.
“Tutto è Grazia” (Santa Teresa di Lisieux): Un altro frutto prezioso dell’adorazione è la consapevolezza che “tutto è grazia”, come insegnava Santa Teresa di Lisieux. Questo significa credere che ogni cosa che accade nella vita, anche la sofferenza, la perdita o la sconfitta, è una grazia di Dio, perché Egli l’ha permessa. Come afferma San Paolo, “Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”. Questa prospettiva trasforma la vita e permette alle persone di essere “tramiti di grazia” per gli altri. Il miracolo più grande è accorgersi di essere amati da Dio “ora”, nel presente.
La Salvezza per Fede nell’Amore Presente: La salvezza non viene dalle opere, ma dalla fede, che significa credere che l’amore di Dio è più grande di ogni peccato. L’esempio del buon ladrone, che negli ultimi istanti di vita riconosce l’amore di Gesù, dimostra che la salvezza è accessibile a chi crede in quell’amore presente.
I Frutti dell’Adorazione: Mettersi in adorazione non è per tenere buono Gesù, ma per lasciarsi educare alla normalità, alla mentalità di Gesù, a riconoscere Lui in ogni cosa e a saper dire che tutto è grazia. La preghiera fedele e la capacità di perdonare, anche senza sentire nulla, portano a guarire lo sguardo interiore, a riconciliarsi con la realtà e a rendersi conto che il Regno di Dio e la vita eterna sono già presenti nella nostra esistenza.
Sentirsi “Preferiti” come Giovanni: L’adorazione ci permette di fare l’esperienza di sentirsi “preferiti” o “amati” da Dio, come Giovanni, il discepolo amato. Dio può donarsi totalmente a tutti senza limiti, e ognuno ha la vocazione di essere un “Giovanni”, il che permette di rimanere fedeli anche nelle difficoltà, persino “sotto la croce”.