Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (5, 1 – 5)
Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Commento tratto dal file PDF messo a disposizione per la V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani 2025.
La V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani cade all’interno dell’anno del Giubileo della Speranza.
Talvolta confondiamo la virtù della Speranza con una buona probabilità che qualcosa che ci sta a cuore avvenga. Per esempio speriamo di non ammalarci o che la nostra squadra preferita vinca e così via. Spesso si tratta di attendere cose che con una buona probabilità possono avvenire, ma potrebbero anche non verificarsi. Oppure pensiamo alla speranza come ad una specie di ottimismo verso il futuro, come una caratteristica del nostro carattere. Come dobbiamo intendere la speranza cristiana, quella che diciamo essere una virtù teologale?
San Paolo, nella lettera ai Romani, fa una riflessione sulla speranza cristiana ragionando su cosa essa si basi. Se la speranza fosse fondata solo sulle nostre forze e su attitudini umane avremo ragione di dubitare sulla sua consistenza. Poiché però san Paolo pone come fondamento della speranza l’amore di Dio riversato nei nostri cuori, possiamo ben dire che essa è una opera della grazia e per questo non viene meno. Nostro compito è accoglierla e lasciarci da essa condurre e sostenere.
Quando si lascia agire la speranza cristiana nella nostra vita, essa ha una potenza straordinaria. Scrive il catechismo della Chiesa Cattolica: “La virtù della speranza risponde alla aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al Regno dei Cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore nella attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall’egoismo e conduce alla gioia e alla carità.” (cfr C.C.C.1818)
Conoscere un anziano che nella sua vita ha coltivato la speranza è una vera luce per il mondo. Infatti dietro un sorriso, un saluto affettuoso, una parola di incoraggiamento di un anziano verso una persona più giovane, c’è come il riflesso di una sapienza più grande, che ultimamente parla della fedeltà di Dio nel tempo. Papa Leone XIV ha scritto nel Messaggio per la V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani:
Il libro del Siracide afferma che la beatitudine è di coloro che non hanno perso la propria speranza (cfr 14,2), lasciando intendere che nella nostra vita – specie se lunga – possono esserci tanti motivi per volgersi con lo sguardo indietro, piuttosto che al futuro.
Eppure, come scrisse Papa Francesco durante il suo ultimo ricovero in ospedale, «il nostro fisico è debole ma, anche così, niente può impedirci di amare, di pregare, di donare noi stessi, di essere l’uno per l’altro, nella fede, segni luminosi di speranza» (Angelus, 16 marzo 2025). Abbiamo una libertà che nessuna difficoltà può toglierci: quella di amare e di pregare. Tutti, sempre, possiamo amare e pregare.
Gli anziani che hanno sperimentato nel tempo la fedeltà di Dio, possono testimoniare al mondo una capacità che sta diventando rara in questa nostra epoca, la capacità di guardare al domani con speranza!
È vero, ci sono molti contesti nel mondo ove questo non avviene e gli anziani, invece di essere valorizzati, sono messi ai margini del vivere comune. La Bolla di indizione del Giubileo ha messo in evidenza questo ricordando che:
Segni di speranza meritano gli anziani, che spesso sperimentano solitudine e senso di abbandono. Valorizzare il tesoro che sono, la loro esperienza di vita, la sapienza di cui sono portatori e il contributo che sono in grado di offrire, è un impegno per la comunità cristiana e per la società civile, chiamate a lavorare insieme per l’alleanza tra le generazioni.
Un pensiero particolare rivolgo ai nonni e alle nonne, che rappresentano la trasmissione della fede e della saggezza di vita alle generazioni più giovani. Siano sostenuti dalla gratitudine dei figli e dall’amore dei nipoti, che trovano in loro radicamento, comprensione e incoraggiamento. (Bolla di indizione del Giubileo 2025, Spes non confundit, n. 14)
Siamo invitati a celebrare questa V Giornata mondiale dei Nonni e degli Anziani volendo ripartire dalla speranza che illumina tutti. Perché la vita degli anziani possa essere veramente apprezzata in tutto il suo valore è importante che nessuno sia lasciato solo. I nostri anziani dovrebbero essere considerati come il tesoro prezioso che lega le generazioni e che ci mostra come Dio sia il Signore dell’avvicendarsi di ogni tempo e di ogni epoca.
Papa Leone ci ha ricordato la incisiva frase di sant’Agostino: Bene viviamo, e buoni saranno i tempi. Noi siamo i tempi, quali siamo, tali saranno i tempi!
Se sapremo fare tesoro dell’insegnamento vivente di fede e di amore dei nostri anziani i tempi che ci attendono saranno certamente tempi migliori!
Fonte: Kit pastorale per la V giornata mondiale dei nonni e degli anziani.
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